{"id":259,"date":"2018-07-25T09:48:55","date_gmt":"2018-07-25T07:48:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liceogullace.gov.it\/biblioteca\/?post_type=product&#038;p=259"},"modified":"2021-09-08T10:04:00","modified_gmt":"2021-09-08T08:04:00","slug":"federico-vercellone-il-futuro-dellimmagine","status":"publish","type":"product","link":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/prodotto\/federico-vercellone-il-futuro-dellimmagine\/","title":{"rendered":"Federico Vercellone: IL FUTURO DELL&#8217;IMMAGINE."},"content":{"rendered":"<p>Da: https: https:\/\/librobreve.blogspot.com\/2017\/08\/soggetti-schermati-federico-vercellone.html<\/p>\n<h5><em>Sabato 12 agosto 2017<br \/>\n<\/em><\/h5>\n<h5 class=\"post-title entry-title\"><em><strong>Soggetti &#8220;schermati&#8221;: Federico Vercellone e &#8220;Il futuro dell&#8217;immagine&#8221;<\/strong><\/em><\/h5>\n<h5><em>Lo tsunami di immagini che continuamente inonda l&#8217;iconosfera, con le sue acque filtrate o non filtrate, trova negli schermi che teniamo in mano, in Instagram o in Snapchat, ennesimi e transeunti epifenomeni. Non si tratta di uno tsunami contemporaneo, di un maremoto iniziato ieri, sebbene una certa accelerazione e gigantismo dell&#8217;onda appaiano incontestabili e, come si pu\u00f2 e deve dire in questo caso, sotto gli occhi di tutti. Ci\u00f2 che ci colpisce \u00e8 spesso l&#8217;iperproduzione d&#8217;immagini, ma andrebbe ricordato che tante epoche hanno conosciuto questa ipertrofia e produzione accentuata di immagini (furono iperproduzioni di immagini anche quelle del Medioevo, Rinascimento o delle civilt\u00e0 cosiddette precolombiane, solo per citare alcune periodizzazioni note?). La tecnologia \u00e8 forse la sola forma di universalit\u00e0 moderna e la produzione di immagini ha strettamente a che fare con la produzione di liquidi identitari. Non occorre aggiungere molto per finire in terreni che sono anche segnatamente politici e quindi, ancora, centrali nel nostro vivere. Interrogarsi allora sul futuro dell&#8217;immagine \u00e8 interrogarsi sull&#8217;immagine e basta, senza troppe distinzioni tra passato-presente-futuro, e diventa un gesto filosofico che intende avvicinarsi all&#8217;ontologia dell&#8217;immagine stessa, senza mezzi termini. Il futuro dell&#8217;immagine (&#8230;), titolo di questo interessante saggio di Federico Vercellone, docente di Estetica all&#8217;Universit\u00e0 di Torino, \u00e8 quindi un titolo parzialmente depistante e dettato forse da qualche ansia sulla vendibilit\u00e0 del libro. In realt\u00e0 mi pare questo un libro ben lontano dall&#8217;essere &#8220;instant&#8221; oppure saggio il cui valore sia destinato a scemare a causa dell&#8217;effimero interesse degli argomenti. Vercellone infatti, nella sua trattazione tutto sommato breve (breve considerando le miriadi di aperture del tema), riesce a porre l&#8217;immagine, sia questa un&#8217;ecografia d&#8217;ospedale o l&#8217;immagine diffusa da un gruppo terroristico, all&#8217;interno di un mutamento in atto e mai concluso che per sempre che coinvolge &#8211; ma sarebbe il caso di scrivere che &#8220;sconvolge&#8221; &#8211; i modi della trasmissione culturale. Sono temi noti, ma una delle diramazioni pi\u00f9 feconde del libro riguarda il portato di omologazione (massificazione) che l&#8217;immagine in quanto dispositivo di riconoscimento ha trascinato con s\u00e9, in maniera del tutto accelerata dall&#8217;affermazione della camera obscura.<\/em><\/h5>\n<h5><em>I modelli mimetici producono l&#8217;artificio e la finzione. Passando per queste considerazioni, presto si giunge a concepire l&#8217;immagine come plurima e plastica, sia essa letteraria, artistica, acustica o di altro genere. I mezzi dell&#8217;arte, la cui trattazione in uno studio del genere non poteva mancare, producono la finzione e non bisogna certo pensare, con un atto di tracotante hybris, che producano la realt\u00e0 stessa. Vercellone ricorda infatti gli incubi di Mary Shelley, quando non riusciva a dormire pensando che il suo Frankenstein potesse, perdendo il corsivo che si applica ai titoli delle opere, diventare un Frankenstein &#8220;in tondo&#8221;, cio\u00e8 qualcosa di cos\u00ec prossimo a uno &#8220;statuto di realt\u00e0&#8221; e non di immagine soltanto. Chiaro \u00e8 che per di qua passa buona parte del potere illusionistico dell&#8217;immagine e della capacit\u00e0 di mutare le nostre percezioni attraverso immaginari e immaginazione. Vercellone allora ricorda che il problema dell&#8217;immagine affonda diritto nell&#8217;inconscio e preconscio, e che le immagini, queste inquietanti e calamitanti &#8220;quasi-cose&#8221;, vanno a smuovere, alimentandolo paurosamente, quell&#8217;immane fiume di fantasmi che scorre tra le epoche storiche e che inevitabilmente pu\u00f2 andare a lambire la realt\u00e0 che crediamo &#8220;conoscibile&#8221;:<\/em><\/h5>\n<h5><em>Il mondo percepito si presenta cos\u00ec come uno specchio fedele degli equilibri strategici del nostro io. Se abbiamo a che fare con un universo di immagini in grado di integrare tutti gli elementi della percezione sensibile, ecco che si produce in questo quadro uno sviamento che non riguarda pi\u00f9 solo la percezione, ma addirittura l\u2019identit\u00e0 di s\u00e9. E siccome l\u2019io non vive senza un orientamento assiologico, quasi di conseguenza viene coinvolto anche l\u2019universo morale. L\u2019io che viene travolto dall&#8217;illusionismo, dalla trasformazione in immagine del mondo percepito perde ogni orientamento nel mondo e si addentra in una crisi nichilistica. In realt\u00e0 a ben vedere, tutto questo dipende dallo statuto della realt\u00e0 e della finzione e dal loro limite reciproco. Infrangere quest\u2019ultimo comporta per l\u2019identit\u00e0 soggettiva una minaccia e una sfida. (p. 42)<\/em><\/h5>\n<h5><em>Sullo sfondo della trattazione, lo avrete gi\u00e0 indovinato, si situa anche il consueto (eterno?) scontro tra parola e immagine. Uno dei meriti di questo lavoro \u00e8 per\u00f2 anche quello di relativizzare la portata di questo presunto scontro. Si tratta forse di scontro se consideriamo i due dispositivi in questione come concorrenti nei modi della trasmissione culturale e si \u00e8 allora da un pezzo abituati a dire che l&#8217;immagine lo ha ampiamente vinto. Tuttavia quello che suggerisce l&#8217;autore \u00e8 che la partita vera non si giochi tanto l\u00ec (o solamente l\u00ec), bens\u00ec nella riconsiderazione del portato identitario e allo stesso tempo mistificatore dell&#8217;immagine, finanche, come si \u00e8 gi\u00e0 intuito dal passo sopra, all&#8217;impostazione di un discorso che riguardi l&#8217;etica dell&#8217;immagine (sia detto tra parentesi che, a pi\u00f9 varie riprese, questo libro torna utilissimo anche per ridefinire la controversa questione del paesaggio, della quale ci siamo occupati qualche tempo fa parlando di un libro di Matteo Giancotti intitolato Paesaggi del trauma, una questione che per forza deve confrontarsi ripetutamente con il problema dell&#8217;immagine, fino all&#8217;angosciosa e iperreale &#8220;prospettiva simbolica&#8221; di un paesaggio digitale e digitalizzato). Quello che ci aspetta allora \u00e8 un mondo dove le immagini funzionano come ambienti culturali e in quanto &#8220;ambienti&#8221; acquistano una dimensionalit\u00e0 che si deve continuamente confrontare con il soggetto schermato, cio\u00e8 la debordante novit\u00e0 apparsa e consolidatasi negli ultimi due secoli. I soggetti schermati, senza troppi giri di parole, siamo noi, quasi per intero. In quest&#8217;ottica, un libro come Il futuro dell&#8217;immagine risulta d&#8217;aiuto per leggere i fenomeni che pi\u00f9 caratterizzano e spaventano la nostra epoca, come il terrorismo, ad esempio, che in fondo non \u00e8 cos\u00ec complesso da capire, se partiamo da una posizione come la seguente:<\/em><\/h5>\n<h5><em>Il rischio di iconoclash generalizzato si fa sempre pi\u00f9 potente ed \u00e8 in parte gi\u00e0 in corso: a distanze geografiche sostanzialmente nulle si sono andati insediando gruppi con identit\u00e0 diverse, scarsamente flessibili e poco in grado di realizzare un reciproco, profondo contatto dialettico le une con le altre in quanto esse non si formano e consolidano attraverso il logos discorsivo che media le differenze, ma attraverso l\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 immediata dell\u2019immagine. Il terrorismo, da questo punto di vista, \u00e8 dentro di noi; non \u00e8 un conflitto politico o di civilt\u00e0, bens\u00ec uno scontro simbolico tra identit\u00e0 embedded, impermeabili l\u2019una nei confronti dell\u2019altra, dunque scarsamente in grado di stabilire un contatto dialettico fecondo. Potremmo definirlo come un conflitto pubblico che nasce nel privato, in una sede domestica dominata dai media dell\u2019immagine. Esso \u00e8 provocato da questa nostra civilt\u00e0 e dal suo scivoloso pluralismo che vive e agisce sullo stesso schermo, e che produce immagini del mondo cui i soggetti si attaccano famelicamente per bisogno indotto di ritrovare s\u00e9 stessi metabolizzando i simboli che fondano l\u2019autoriconoscimento di gruppi e comunit\u00e0. (p. 98)<\/em><\/h5>\n<h5><em>Come si pu\u00f2 evincere da queste poche citazioni, Il futuro dell&#8217;immagine\u00a0di Federico Vercellone \u00e8 uno studio sobrio e circoscritto del tema principe dei nostri anni e riesce ad aprirsi ad una pluralit\u00e0 di suggestioni che non mancheranno di smuovere chi affronter\u00e0 le sue pagine cesellate tra logos, riflessione estetica, arte, stilemi e iconoclasmi. Il problema ontologico dell&#8217;immagine ci riguarda tutti e ci\u00f2 appare evidente, oserei dire persino a un livello di percepito medio ormai. Le stesse questioni poste dalla politica, dall&#8217;arte virtuale o dai nuovi media, da cui questa nota \u00e8 partita, rivendicano una revisione attenta dello statuto dell&#8217;immagine nell&#8217;epoca attuale e nella strada che porta verso questo scopo il libro costituisce una soglia portante di riflessione. Tuttavia, come detto, lo studio di Vercellone si pone efficacemente in ascolto e osservazione partecipe di una molteplicit\u00e0 di altre istanze che premono e che vanno finalmente affrontate con il bagaglio dell&#8217;aggiornata riflessione estetica.<\/em><\/h5>\n<h5><span class=\"post-author vcard\">Post di <span class=\"fn\">Alberto Cellotto<\/span><\/span><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><em>Donazione &#8220;Giancarlo Loquenzi&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Casa editrice: Il Mulino &#8211; Bologna<\/p>\n<p>Collana: Saggi<\/p>\n<p>Anno di stampa: 2017<\/p>\n<p>pagg. 139;\u00a0 22<\/p>\n<p>Classificazione Dewey: 701.17 VER<\/p>\n<p>Collocazione:<\/p>\n","protected":false},"featured_media":260,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"product_brand":[],"product_cat":[25],"product_tag":[],"class_list":["post-259","product","type-product","status-publish","has-post-thumbnail","product_cat-700-le-arti-belle-arti-e-arti-decorative","first","instock","shipping-taxable","product-type-simple"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/product\/259","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/product"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/product"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/media\/260"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=259"}],"wp:term":[{"taxonomy":"product_brand","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/product_brand?post=259"},{"taxonomy":"product_cat","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/product_cat?post=259"},{"taxonomy":"product_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceogullace.edu.it\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/product_tag?post=259"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}