Roma, al liceo Gullace si parla di crisi climatica – DireGiovani

ROMA – “Nessuno può fare tutto, ma ognuno può fare qualcosa, proprio come ogni singola goccia è indispensabile nell’immensità dell’oceano”. Così Raffaella Gagliardi, biologa esperta di crisi climatica, ha esortato questa mattina gli studenti e le studentesse del liceo ‘Gullace’ di Roma a darsi da fare, in prima persona, per contrastare i cambiamenti climatici. Si tratta del quarto incontro organizzato da diregiovani.it e dall’associazione AMI (Ambiente Mare Italia) nelle scuole di Roma per sensibilizzare gli studenti sulla gravità della crisi climatica che stiamo attraversando.

In apertura l’intervento di Marco Boschi, biologo marino dell’università degli studi della Tuscia, che si è concentrato sull’ambiente oceanico, spiegandone il ruolo, le minacce che sta subendo e le conseguenze del suo deterioramento.

“L’oceano è una risorsa indispensabile per smaltire l’anidride carbonica presente nell’atmosfera grazie alla fotosintesi degli organismi che lo abitano- ha spiegato Boschi– oltre che una fonte indispensabile di alimentazione proteica, in particolare in Italia, che è il primo Paese europeo per consumo di pesce. L’oceano è inoltre una fonte di nuove molecole utili per prodotti farmaceutici e cosmetici: antiossidanti, antivirali, anticancerogeni. Attraverso lo sfruttamento della forza di onde e correnti è anche un’importante fonte di energie rinnovabili, oltre che una fonte di vita più in generale, se pensiamo che il 25% di tutte le specie viventi abita in mare. Infine, non bisogna trascurare il suo inestimabile valore economico, soprattutto in un Paese come il nostro, che è circondato dal mare”.

L’oceano è quindi una risorsa indispensabile per il nostro pianeta, ma è in grave pericolo e si sta deteriorando rapidamente a causa dell’inquinamento prodotto dall’attività umana.

“Il 90% dei pesci grandi sono già scomparsi negli ultimi 50 anni a causa dell’azione dell’uomo- ha continuato Boschi– fra le cause principali c’è senz’altro la plastica; dal 1950 ad oggi sono state prodotte 300 megatonnellate di plastica, in gran parte riversate in mare”.

Contribuiscono anche l’inquinamento da petrolio, la pesca industriale incontrollata, l’innalzamento delle temperature e il conseguente scioglimento dei ghiacciai. Per la concatenazione di queste cause, già oggi si contano 405 zone completamente morte nell’oceano, e la situazione non potrà che peggiorare se non si inverte la rotta. Cosa succederà, quindi, se non facciamo nulla?

“Si calcola che entro il 2048 tutti gli stock ittici naturali saranno scomparsi, si troveranno solo pesci d’allevamento, che diventeranno sempre più un cibo di lusso, per pochi- ha aggiunto il ricercatore– assisteremo alla rapida scomparsa di moltissime specie, all’innalzamento del livello del mare, all’intensificazione di fenomeni atmosferici estremi come gli uragani, che ormai si abbattono anche sul Mediterraneo”.

Il bollettino è impietoso ma, secondo gli esperti di AMI, è indispensabile essere coscienti della gravità della situazione per provare a porvi rimedio. Per questo Boschi ha concluso il sul intervento citando una frase dell‘oceanografa Sylvia Earle:

“Siamo la generazione più fortunata, quella che sa come risolvere il problema; tutto quello che serve è volerlo”.

“Le generazioni precedenti non erano coscienti di quanto stessero distruggendo il pianeta- ha aggiunto Raffaella Gagliardi– e so che vi abbiamo lasciato un peso enorme sulle spalle, ma la vostra generazione non può tirarsi indietro, dovete fare tutto il possibile per cambiare atteggiamento e lottare per una società ecosostenibile”.

Perché in caso contrario l’alternativa, secondo la biologa, non può che essere il rapido passaggio dall’antropocene, l’era attuale in cui l’attività umana è la principale causa dello stravolgimento ambientale, all’era, semplice e brutale, dell’estinzione umana.

“In questa immagine, secondo me particolarmente rappresentativa, vediamo il nostro pianeta strizzato come un limone dalla mano umana- ha proseguito Gagliardi– perché è proprio a causa del nostro comportamento quotidiano sconsiderato che stiamo consumando tutte le risorse terrestri, più di quanto la terra riesca a recuperare. Vi porto come esempio quello del nostro Paese: in Italia in 5 mesi consumiamo tutte le risorse che il nostro territorio può produrre in un anno. O pensiamo ai gravissimi fenomeni atmosferici di queste settimane: non era mai successo nella storia che a Venezia ci fossero tre picchi di 160cm in una sola settimana”.

L’intervento di Francesca Guerrieri, avvocata dell’associazione AMI, si è invece soffermato sulla gravissima questione della sovrapproduzione e dello sversamento della plastica.

“Si calcola che ormai il 15-20% del pesce che finisce sulle nostre tavole è contaminato da micro e nanoplastiche, che stiamo così accumulando nel nostro organismo- ha spiegato Guerrieri– dagli anni ’60 a oggi, infatti, sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, di cui 6,3 miliardi sono oggi rifiuti; solo il 9% della plastica è stata riciclata. Se continuiamo così, nel 2050 il peso della plastica negli oceni sarà equivalente a quello di tutti i pesci presenti”.

L’incontro ha voluto così lanciare un grido d’allarme, forte e deciso, nelle orecchie delle studentesse e degli studenti presenti, ma anche mostrare loro la strada da seguire: ridurre al minimo l’utilizzo della plastica, prediligere i prodotti sfusi, puntare sul riutilizzo e riciclo del materiale plastico, sono solo alcuni dei cambiamenti virtuosi da adottare e per cui battersi a livello collettivo. Infine, Camilla Botti, studentessa di economia e responsabile del comitato giovani Roma di AMI, ha invitato gli studenti all’azione, invitandoli a partecipare ai progetti dell’associazione di intervento ambientale, delle ‘Giornate no plastic’ di pulizia delle spiagge, parchi e rive dei fiumi.

 

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